Come rendere il documentario sociale partecipativo uno strumento per l’inclusione educativa?

Rascón-Gómez, M.T., Cabello-Fernandez, F. & Calderón-Almendros, I. 

Abstract 

The participatory social documentary has shown great potential as a research tool for social and educational transformation. Under the critical paradigm and the methodological alternative of participatory action-research, this documentary aims to provoke transformations, turning all the subjects involved (filmmakers, protagonists and spectators) into protagonists and narrators of the story. To do this, a group of activists for inclusive education and a team of university researchers, accompanied by the filmmaker Cecilia Barriga, come together to create a documentary piece that seeks to make viewers aware of the suffering of people who are discriminated at schools because of their gender, race or disability, as well as to involve them in transforming these conditions. 

1. Obiettivi o finalità

Questa presentazione si propone di mostrare il valore del documentario sociale partecipativo come strumento di ricerca che consente l’analisi, la denuncia e la trasformazione di problemi sociali, politici ed educativi. A tal fine, viene presentato un lavoro documentaristico, costruito insieme alla regista Cecilia Barriga nell’ambito del progetto di ricerca “Emergenti narrazioni sulla scuola inclusiva dal Modello Sociale della Disabilità. Resistenza, resilienza e cambiamento sociale” (RTI2018-099218-A-I00), sviluppato presso l’Università di Malaga (Spagna), e finanziato con fondi europei e dal Ministero spagnolo della Scienza, dell’Innovazione e delle Università. Il documentario mira a promuovere l’educazione inclusiva e il cambiamento sociale mostrando l’attivismo delle persone con disabilità e dei loro ambienti. Cerca di identificare, costruire e promuovere nuove narrazioni sulla disabilità e sulle scuole provenienti dalle persone coinvolte nel riconoscimento dei diritti umani. 

2. Prospettiva/e o quadro teorico

Questo lavoro si inserisce nel paradigma critico, che si differenzia da altri approcci come quello positivista o interpretativo, in quanto non si limita a cercare informazioni per comprendere la realtà, ma mira anche a generare trasformazioni nei contesti in cui interviene. E lo fa da una dinamica liberatoria ed emancipatrice delle persone coinvolte (Escudero, 1987). Questa corrente si basa sulla premessa che, nello stesso modo in cui la scienza e la ricerca non sono neutrali, nemmeno l’educazione può esserlo, quindi si concentra sull’analisi di “come l’abuso di potere sociale, la dominazione e la disuguaglianza vengono praticati, riprodotti e, occasionalmente, combattuti, attraverso testi e discorsi nel contesto sociale e politico” (Van Dijk, 1999: 23).

Nell’ambito del paradigma critico, la ricerca-azione partecipativa emerge come alternativa metodologica, che considera le persone come soggetti attivi capaci di generare cambiamenti nella società e nelle istituzioni che la compongono, inclusa l’istituzione scolastica. Secondo Alberich (2002: 76), questo aspetto metodologico “mira a ottenere risultati affidabili e utili per migliorare le situazioni collettive, basando la ricerca sulla partecipazione dei gruppi da investigare”. Le persone non sono più meri oggetti di ricerca, ma diventano soggetti attivi al suo interno (Le Boterf, 1986; Park, 1992).

In this breeding ground, the use of documentary film as a research instrument is especially relevant. In fact, it is capable of putting the director of the work in interaction with the subject-object of the film and, at the same time, of offering the viewers the possibility of immersing themselves in a place and at a certain time. In this type of participatory social documentary, all the subjects (filmmakers, actors and audience) become narrators and main characters of the story, able to provoke twists within it. 

Thus, in an effort to learn about and understand other ways of perceiving the world around us and contribute to its transformation, a team of researchers from the University of Malaga (Spain), accompanied by the filmmaker Cecilia Barriga, present a participatory social documentary film whose purpose is none other than to reflect the discrimination suffered by people with disabilities in the social and school context, and at the same time, to make them aware of their ability to change it, making those spaces more inclusive and human places. 

3. Methods, techniques, or modes of inquiry

This artistic creation, whose documentary work has been shared by the filmmaker and the research team (made up of families and professionals involved in respecting the right to an inclusive education), draws on a series of audiovisual resources previously generated by the entire group of people behind the audiovisual piece: workshops, scientific meetings, state conversations between the educational community, work groups, participatory ActionResearch processes, biographical interviews, observations, assemblies, focus groups, personal and diary records, collaborative constructions, blog entries, press and television publications… A whole range of strategies for collecting information, processes for building new narratives and actions aimed at transforming everyday life. 

4. Data sources, evidence, objects, or materials

In addition to seeking the audiovisual representation of reality in the eyes of the author, the participatory social documentary pursues its transformation. Grierson, one of the creators of this documentary genre, pointed out that the lack of information for citizens about social problems hindered any form of decision and democratic intervention. To avoid this situation and bring social problems closer to people, Grierson proposed making use of cinema, thus focusing his work as a documentary filmmaker (Sellés, 2007). 

In order to make people participate in these social and educational problems, the documentary that we present aims to show a whole series of narratives that respond to the construction of a movement to fight for the rights of minors with disabilities in schools. One of the most significant narratives is the one carried out by Rubén Calleja and his family, based on the battle against the school discrimination suffered by this young man because of his disability. The Calleja Lomas family obtained a historical ruling, in which the UN Committee on the Rights of Persons with Disabilities ruled that the Spanish State had violated Rubén’s rights by removing him from the school where he had been enrolled until the eleven years old and forcing him to go to a special education center. In that ruling, the Spanish State was also obliged to compensate the family and to guarantee that Rubén could go to an ordinary center to pursue his Vocational Training studies. 

Particolarmente significative sono anche le storie di Zulaika, Alberto, Jorge, Antón, Indira, Zoe, Malena, Darío, Leo, Mariama, Yasmina… un gruppo di ragazzi e ragazze che sono stati discriminati a scuola a causa della loro disabilità, della loro razza, del loro livello socioeconomico, della loro identità sessuale, del loro rendimento scolastico, ecc. Tutti si sono uniti per formare il gruppo “Studenti per l’Inclusione” e, insieme a un team di ricercatori dell’Università di Malaga (Spagna), hanno creato la Guida “Come rendere la tua scuola inclusiva” (Calderón, Mojtar y Cabello, 2021). Questa guida è il risultato delle sessioni tenute dal gruppo di studenti delle scuole superiori per riflettere sul funzionamento delle loro scuole e proporre soluzioni per renderle più inclusive, partendo sempre dalle loro voci e richieste, spesso poco ascoltate dalle istituzioni. È una risorsa che i giovani studenti hanno avuto l’opportunità di presentare al Ministro dell’Istruzione spagnolo per offrirle proposte per rendere la scuola un’istituzione più inclusiva. In quell’incontro, i giovani hanno anche potuto esprimere la sofferenza che il percorso scolastico ha significato per loro in certi momenti. 

Un’altra delle storie mostrate nel documentario è il progetto di vita creato da Raúl Aguirre Casasnovas e dalla sua famiglia. Questo giovane ci apre le porte di casa sua e ci mostra come è riuscito a condurre una vita piena e autonoma nonostante lo stigma associato alla sua disabilità. Storie come quella di Raúl servono a esemplificare come anche i tempi e gli spazi possano essere trasformati, e come attraverso la convivenza possiamo imparare ad essere più sensibili ai bisogni degli altri e contribuire a rendere il nostro ambiente più ospitale. 

Questa opera cinematografica incoraggia il pubblico a criticare e riflettere, ma cerca anche di coinvolgerlo nella lotta per sradicare certe pratiche discriminatorie che continuano a essere riprodotte a scuola e nella società. È una finestra di dialogo, in cui giovani, famiglie e attivisti professionisti riflettono insieme su come vivono o hanno vissuto il loro tempo a scuola, e su cosa abbiamo inteso finora per educazione, per scuola e per disabilità. Allo stesso modo, con lo scopo di superare quella linea sottile che spesso divide ciò che è desiderabile dalla realtà, ci offrono le chiavi per affrontare nuove tappe in questo processo di ricostruzione delle scuole per renderle luoghi più accoglienti e rispettosi.

5. Risultati e/o conclusioni o argomentazioni/punti di vista comprovati 

Quest’opera non si limita a documentare le storie di una serie di giovani e famiglie segnati da una serie di categorie sociali e stigmi che li opprimono e discriminano, ma anche quelle di un movimento composto da un gruppo di persone che, supportate dalla propria esperienza, mirano a contribuire alla creazione di una società più inclusiva. Così, questo documentario ha permesso loro di condividere esperienze, trovare sostegno, riconoscere le crepe nel sistema che opprime e, infine, di auto-rafforzarsi, riconoscendo e mostrando che la sostanza del problema non risiede nella componente medica e individuale della disabilità, ma nella natura politica che costruisce e mantiene l’attuale interpretazione delle differenze che prevale nelle nostre società e scuole. 

Ricordare le loro storie ha permesso agli attori chiave del film di fare il punto sui loro successi e di riconoscere una narrazione sociale di ciò che è loro accaduto: quella che hanno vissuto, ma anche quella che li ha preceduti e quella che ora contribuiscono a generare. Contribuisce a completare i loro processi di costruzione dell’identità, allo stesso tempo permette di generare movimenti politici di resistenza, per rendere le scuole più democratiche (Freire, 1970; Giroux 2006; McLaren e Kincheloe, 2008).

6. Significato scientifico o accademico dello studio o del lavoro

La rilevanza del pezzo audiovisivo che presentiamo risiede in due qualità significative del documentario sociale: la sua natura riflessiva e la possibilità offerta da questo genere di riappropriazione dei significati per coloro a cui è rivolto. Questo strumento, di grande valore informativo e artistico, permette di trascendere le narrazioni degli stessi attori e di crearne di nuove basate sulle diverse interpretazioni che il pubblico fa durante la visione. Allo stesso tempo, cerca anche di far partecipare il pubblico a questo movimento trasformativo che si sta forgiando e il cui processo viene costruito e documentato.

Looking at the other as spectators, as Flaherty (1939) would say, we look into a mirror and see our spectrum, what we do not know about ourselves and our context. However, it is those other eyes that look at us that complete our identity. At the moment of exchange of glances between the viewers and the actors, between the one who observes and the one observed, it is when a joint image is forged that allows both to reflect on their own identity. This is probably one of the most valuable qualities of this type of resource, which allows us to reflect on our own experience, on our way of approaching and interpreting social and educational reality, and on our ability to act on it. In this way, new collective imaginaries about inclusive education are being forged, capable of permeating educational policies and institutions in order to encourage coexistence in a diverse society. 

References 

  • Alberich, T. (2002). “Perspectivas de la Investigación Social”, en T. Rodríguez Villasante, (et al.). Investigación Social Participativa. Construyendo ciudadanía. Madrid: El Viejo Topo, 65-78. Apple, M.W. (2007). Democratic schools: lessons in powerful education. Portsmouth, NH: Heinemann. Calderón, I; Mojtar, L. y 
  • Cabello, F. (2021). Cómo hacer inclusiva tu escuela. Madrid: Ministerio de Educación y Formación Profesional. 
  • Escudero, J. (1987). La investigación-acción en el panorama actual de la investigación educativa: algunas tendencias. Revista de Innovación e Investigación Educativa, 3, 14-25. 
  • Flaherty, R. (1939). “La Función del Documental”. En Textos y Manifiestos del Documental. Recuperado de http://www.docupolis.org/historiayteoria/texto01.htm 
  • Freire, P. (1970). Pedagogía del oprimido. Montevideo: Tierra Nueva. 
  • Giroux, H. (2006). El nuevo autoritarismo, la pedagogía crítica y la promesa de la democracia. Revista Electrónica Sinéctica, 28, 1-19. 
  • LeBoterf, G. (1986): “La investigación participativa: Una aproximación para el desarrollo local”, en J.M. Quintana (1986). Investigación participativa. Educación de adultos. Madrid: Narcea. 
  • McLaren, P. y Kincheloe, J.L. (Coords.) (2008). Pedagogía crítica. De qué hablamos, dónde estamos. Barcelona: GRAO. 
  • Park, P. (1992). “Qué es la Investigación participativa. Perspectivas teóricas y metodológicas, en M.E. Salazar (ed.). La Investigación Acción participativa. Inicios y desarrollos. Madrid: Popular. O.E.I. 
  • Sellés, M. (2007). Il documentario. Barcellona: UOC. 
  • Van Dijk, T. A. (1999). L’analisi critica del discorso. Anthropos, 186, 23-36.